Gli eventi

VIVO NEL VUOTO

spettacolo

Una produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo

Ridotto Teatro Comunale "V. Antonellini" - il 21/07/2015 ore 20:00

in collaborazione con TerraTeatro e con gli attori diversamente abili del Teatro delle Formiche

di Ottaviano Taddei
Ottaviano Taddei regia
costumi, scenografia oggetti di scena TerraTeatro
Marco Massarotti, video
con Angelo Titi, Antonio Agostini, Cristina Cartone, Giancarlo Costantini, Marco Massarotti, Stefania Scarrozzi


"Vivo nel vuoto" è un omaggio a Philippe Petit, il più famoso funambolo della storia. La sua più grande impresa è stata quella compiuta nel 1974, quando attraversò su una fune le Twin Towers, diventando il poeta dell'aria. Werner Herzog dice di Philippe Petit:" ...mostra l'arte di colmare ed illuminare il Vuoto, un vuoto tra due torri, due orli di precipizio, due pianeti, o lo spazio tra il cuore e lo spirito.

Un filo collega ciò che sarebbe rimasto separato per sempre nella solitudine". Il Progetto nasce da un percorso realizzato con gli attori disabili del Teatro delle Formiche che ha portato alla realizzazione di un primo studio dal titolo "Sognando Philippe" e questo spettacolo è la sua naturale prosecuzione. La vicenda, nella sua forza espressiva, è appunto il pretesto per parlare di quella celebre "passeggiata" tra le Torri Gemelle, ma anche per parlare di solitudini che si incontrano. Tentare una improbabile emulazione di una "passeggiata" nel vuoto è una metafora, un tentativo di costruire una visione al limite della realtà. Importante non è quel momento di straordinaria magia; straordinario, piuttosto, diventa la sua preparazione, la strada che conduce verso l'irraggiungibile. Può bastare per risvegliare le emozioni. Nel racconto teatrale i personaggi si chiamano per nome, sono essi stessi funamboli esperti che sanno sentire la vibrazione della corda ed interpretare il vento. Ci raccontano un progetto impossibile e la sua attuazione: lo fanno insieme a Petit. Ma, alla fine è chiaro che i sogni e i progetti di ognuno sono quelli che ogni spettatore può riconoscere, per fare proprio questo viaggio verso l'ignoto che è lo spettacolo, che è la vita. I corpi, la lentezza, la forza, l'urlo, sono i mezzi espressivi che diventano forma, dando al sogno effimero di un funambolo una fissità eterna. Philippe è ancora lì, su quel filo. Lì è raggiunto da altri esseri umani che rifiutano la scontata quotidianità.

L'invito è straordinario: "Vieni anche tu sul filo, da qui tutto è diverso".
Sullo sfondo ci appare chiaro, tanto da essere un contrappunto naturale della vicenda, il sogno americano e la sua grandiosità : le strade e i suoni, le razze che respirano sotto quel cielo fatto di immense costruzioni, le luci e le insegne. Un sogno che sembra essersi infranto con l'11 settembre, ma che consegna ancora alla nostra memoria immagini mirabolanti: quelle di un puntino che cammina su una corda a oltre 400 metri di altezza. Philippe Petit ha saputo donarci, con le sue imprese al limite della follia, un tentativo di annullare le distanze, di legarle per sempre. I suoi numeri sono veri spettacoli, come essi effimeri, durevoli soltanto poche decine di minuti. Quanto basta per segnalarci il senso della vita, la sua caducità e, allo stesso tempo, la sua grandiosità.


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